2. AMORE PER UN GIARDINO
La mia nonna materna Ethel Foto5 aveva sempre voluto un giardino: un luogo in cui coltivare fiori e passeggiare nei pomeriggi d’estate, magari con una panchina per leggere se ne aveva il tempo. Il tempo era ciò che le mancava, mentre allevava i tre figli e riponeva le proprie speranze nel loro futuro. Speranze che aveva abbandonato per se stessa, avendo sposato Lajos, un marito inetto che mai riusciva a guadagnare abbastanza da migliorare le loro vite nell’Ungheria del periodo seguente la Prima Guerra Mondiale. Il marito aveva provato vari mestieri fallendo in tutti e finendo per fare il sovrintendente in una serie di fattorie, come sostituto di proprietari terrieri assenteisti nella gestione dei contadini.
Ciò comportava cambiare casa ogni paio d’anni, e ogni figlio nasceva e veniva registrato in un paese diverso. Non c’era tempo per piantare un giardino, e neanche scopo, dato che presto si sarebbero trasferiti di nuovo. Vivevano nella casetta assegnata al sovrintendente, circondata da galline ed altri animali da cortile. Nonna Ethel sognava di trasferirsi in città, in una casa propria con un bel giardino davanti. I figli avrebbero allora potuto frequentare scuole migliori di quelle di paese e prepararsi per delle buone carriere.
L’unico figlio maschio, Gyuri, sarebbe potuto diventare avvocato e far parte della classe media, mentre le ragazze Edith e Magda si sarebbero potute sposare bene, con uomini benestanti (o almeno ambiziosi) che avrebbero incontrato in città. Proprio l’ambizione era quella che mancava a suo marito Lajos! Ethel non prevedeva alcuna difficoltà per la bella Magda Foto6, ma qualche dubbio la sfiorava riguardo a Edith, per il suo lungo naso e i suoi modi timidi. In realtà, era Edith a rassomigliare di più a Ethel e forse per questo la madre era così dura con lei: le sue critiche influirono sulla sua confidenza in se stessa per tutta la vita. A sua volta mia madre Edith ha poi trasmesso a me il suo “complesso del naso”.
Un giorno le preghiere di Ethel furono ascoltate. Suo marito Lajos Foto7 finalmente ebbe un lavoro in città e poterono affrontare l’affitto di una piccola casa. Riguardo al giardino, un minuscolo campo fangoso si estendeva tra il cancello esterno della proprietà e la porta d’ingresso della casa. Iniziò subito a seminare, ma le piogge ridussero tutto in fango. Ci sarebbe stato bisogno di una pavimentazione, ma naturalmente non potevano permettersela. Un giorno lei notò che stavano lastricando la strada fuori dal cancello, con grandi pietre comuni a quel tempo, un’enorme pila delle quali andava lentamente decrescendo proprio di fronte a casa sua.
Che fortuna – bastava aspettare la sera, quando gli operai smettevano di lavorare, e non c’era da fare altro che servirsi da sé di qualcuna di quelle fantastiche pietre impilate. Anche in questo suo marito si rivelò inutile, rifiutandosi di “rubare” qualcosa di proprietà comunale. Ma lei era sicura che nessuno avrebbe mai notato la differenza e iniziò a portar dentro da sola quelle pesanti pietre una alla volta, finché ne ebbe abbastanza da costruire un sentierino tra i fiori in boccio. Anche suo marito, ormai ingrassato per la mancanza di lavoro fisico all’aperto, poteva ora arrancare lungo tale sentiero.
Questo era il sentiero che i corteggiatori delle figlie avrebbero dovuto percorrere, e che avrebbe condotto direttamente alla rispettabilità e alla classe media. Ma quando le ragazze furono cresciute, il Destino ci mise lo zampino. Gyuri, il figlio intelligente, riuscì a percorrere il sentiero verso l’Università, per studiare Giurisprudenza. Dava ripetizioni, condividendone i libri, a un compagno meno brillante di lui, il cui ricco padre per ricompensa pagava anche le tasse universitarie di Gyuri. Questo, almeno, fino a quando furono approvate le leggi fasciste che proibivano agli Ebrei di frequentare l’università. Neppure il bel sentiero del giardino poté aiutarli allora, o più avanti, quando i genitori furono portati via ai campi di sterminio da cui non fecero mai ritorno.
Tutte le ambizioni di Ethel verso la sua rispettabilità furono vanificate, anche se dopo la Guerra i suoi tre figli (che si erano nascosti a Budapest) si rimisero in piedi. Tirarono su una propria famiglia e infine emigrarono negli Stati Uniti e in Australia, le vere terre promesse. Questa era mia nonna, una donna forte i cui sogni finirono col realizzarsi oltre oceano, lontano dal giardino che aveva pavimentato con tanta speranza e coraggio.
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